Cos’è il nido famiglia?

I problemi legata alla riorganizzazione della vita familiare quando nascono i bambini appaiono spesso insuperabili, poche risultano le soluzioni disponibili.
Le responsabilità familiari sono la principale causa di abbandono dell’attività lavorativa da parte delle donne: tra quelle con due figli, una su cinque ha abbandonato il lavoro in occasione della nascita di un bimbo, addirittura una su quattro se in età compresa tra i 25 e 34 anni (Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2001-2003).
La scelta di avere un figlio è quindi spesso ponderata riflettuta ragionata condivisa e programmata.
Le politiche sociali sembrano non essere riuscite a “vedere”, per lungo tempo, la famiglia e le sue trasformazioni. Gli investimenti per la prima infanzia non si sono modificati nel tempo insieme alle mutate necessità delle famiglie.
Per Roberta Oldini  (Oldini R., 2004, tra Nido e Famiglia. Un servizio innovativo per l’infanzia, Vita e Pensiero, Milano) molte sono le trasformazioni economiche, demografiche e culturali che continuano a modificare la struttura, le relazioni intra familiari e il contesto sociale: il calo demografico, l’aumento delle separazioni, la diffusione delle famiglie mono genitoriali e di quelle ricostruite, l’allungamento del periodo riproduttivo della donna, la nascita dei lavori atipici con la conseguente modificazione della rigida separazione tra i tempi produttivi e della cura, “la sempre più ampia chiusura nel nucleo familiare in cui l’autonomia e l’individualismo sembrano prevalere sui modelli dell’interdipendenza e della cooperazione solidale”.
Le ricerche dimostrano, inoltre, che l’assenza di politiche familiari adeguate è stato compensato dalla grande capacità delle famiglie di trovare al proprio interno le risorse per rispondere a sfide nuove. Il supporto offerto dalla rete familiare primaria, ha consentito a buona parte dei genitori di non abbandonare la propria attività professionale. Ma non sempre è possibile beneficiare di questo sostegno.
Negli ultimi dieci anni si stanno sviluppando diverse iniziative che cercano di superare l’impasse generato dalla impossibilità di trovare un punto di incontro tra nuove esigenze delle famiglie ed erogazione di servizi pubblici adeguati.
Negli ultimi anni si sta propagando una cultura differente che valorizza il contributo del terzo settore. Si stanno diffondendo sempre più iniziative rivolte alle famiglie con figli, che hanno per oggetto la famiglia normale, che vive momenti di transizione.
Accanto alle tradizionali offerte di servizi, rappresentate dagli asili nido, si stanno sempre più affermando altre opportunità che rispondono meglio ad una differenziazione della domanda delle famiglie.
Il Nido Famiglia rientra in queste iniziative. Si tratta di un servizio innovativo ed integrativo che consente una risposta qualificata e flessibile ai nuovi bisogni sociali ed educativi.
Il Nido Famiglia rientra tra i servizi promossi dalla Legge Nazionale 285/97 “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza”.
Tale Legge è stata approvata a seguito della Convezione dell’ONU sui diritti dell’infanzia (1989) – http://www.unicef.it/Allegati/Convenzione_diritti_infanzia.pdf. La Convenzione rappresenta il primo impulso a innovare i servizi per l’infanzia, attraverso i servizi integrativi, legittimando l’idea che gli erogatori possano anche essere diversi dall’ente pubblico, accettando l’iniziativa di associazioni familiari o di altre organizzazioni di terzo settore.
La Convenzione Internazionale dei diritti del bambino (1989, comma 1,4,5) riconosce nel dialogo tra le istituzioni e la famiglia lo strumento innovativo per assicurare al bambino un ecosistema favorevole allo sviluppo armonioso e completo della sua personalità (comma 6).
Secondo la Legge questi servizi non sono sostitutivi degli asili nido e possono essere anche autorganizzati dalle famiglie, dalle associazioni e dai gruppi.
Con questa legge si promuove l’affrancamento da una logica di tipo riparativo ed assistenziale, a favore di una promozionale e di prevenzione primaria. La legge apre a servizi innovativi, da calarsi nella quotidianità della vita dei bambini.
Nel 2001 la regione Lazio recepisce la normativa nazionale (LR 07 dicembre 2001 n.32). La regione incentiva i comuni, i singoli o le associazioni che promuovono iniziative di carattere socio-educativo-culturale per la prima infanzia; che realizzano forme di autoorganizzazione familiare quali i nidi famiglia, “per nido famiglia si intende l’attività di cura dei bambini da zero a tre anni svolta senza fini di lucro e promossa ed autogestita dalle famiglie utenti”.

Un nido famiglia è quindi servizio per le famiglie che decidono di organizzarsi con lo scopo di rispondere ad un bisogno che incontrano nel luogo e nella comunità in cui sono; gli utenti del servizio sono i bambini, con la loro possibilità di socializzazione e di educazione in un luogo alternativo rispetto alla casa dei nonni, di altri parenti e/o di altre persone, ma ugualmente familiare.
Il servizio di Nido Famiglia promuove la partecipazione attiva delle famiglie, incoraggia esperienze aggregative, favorisce la diversificazione e la personalizzazione degli interventi, promuove la solidarietà sociale.
L’aggregazione e l’autoorganizzazione è un fattore di arricchimento della rete dei servizi.
La famiglia, attraverso il nido famiglia, ha la possibilità di circondarsi di numerose altre famiglie, fungendo da “catalizzatore positivo e certo da cui muoversi e verso cui andare innovando la società, rigenerando la comunità”(Oldini R., 2004, tra Nido e Famiglia. Un servizio innovativo per l’infanzia, Vita e Pensiero, Milano) .